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MARINA di GINOSA
fu fondata nel dicembre 1920

Il Comm. ing. Caio Savoia, il vero pioniere, il 19 novembre 1920 fece una prima visita a Ginosa Marina per incarico dell'O.N.C., alla quale era stata affidata la bonifica della Stornara (già studiata fin dal 1885 dall'amministrazione prov. di Lecce) e sotto la sua responsabilità e direzione «dal dicembre dello stesso anno al maggio '21 venivano trasportati sul posto a mezzo ferrovia oltre 200 vagoni di materiali... per costruire gli alloggi per 400 operai». Sino all'arrivo dell'OPERA esistevano solo come costruzioni in materiali defini­tivi la predetta stazione FS.; sulla spiaggia la

VEDETTA, con la sua lanterna indispensabile ai naviganti perché evitassero i banchi di sabbia che si formano a qualche centinaio di metri dalla terraferma; ed una casetta (abbattuta nel 1967) dei signori Schinaia, padroni di barche, i quali venivano da lontano sull'arenile a ritirare i prodotti della pesca per fornire i mercati di Ginosa ed altri paesi del retroterra. Il primitivo isolato casello divenne con l'andar del tempo stazione, ed ora, sul litorale ha intorno a sé il solo centro abitato importante dell'Ovest della provincia, attualmente ancora semplice borgata e non comune autonomo, soprattutto perché non si raggiunge il numero degli abitanti richiesto dalle leggi vigenti, dato che molti capifamiglia, gli "assegnatari", non richiedono il cambio di residenza da Ginosa a Marina o per ignoranza o per ignavia. Con i marinai della batteria Toscano, del Centro Raccolta Notizie della Vedetta ed i carabinieri, poca gente era rimasta sul posto: le famiglie dei coloni si erano ritirate in paese; quelle degli impiegati in parte si rifugiavano nei dintorni e le altre abbandonavano le abitazioni al calar del sole nascondendosi nella pineta per timore degli attacchi aerei notturni degli inglesi; ma profittando dell'oscurità, clandestina­mente, donne ed uomini venivano di fuori, non sempre a scopi onesti, offrendo bidoni di color grigio per poche lire, materiale militare per uno staio di grano e tale situazione sembra si riscontrasse anche in località limitrofe; anzi si vociferava di casse di sapone e di medicinali svaligiate e di legname, il tutto sottratto da vagoni ferroviari. Mancava assolutamente la mano d' opera tanto che non furono reperibili tre operai per la lotta antimalarica (consistente nel cospargere Verde di Parigi misto a polvere inerte -di strada- su stagni o lenti corsi d'acqua). 

1949
II sig. Vito LOPANE funzionario delle F.S. in pensione, stabilitosi per qualche tempo in Ginosa Marina, aprì, per primo, uno spaccio di giornali; decisosi, per ragioni di salute, a fissare la sua residenza nel capoluogo del comune, cedette l'azienda al sig. Aldo Bardazzi. La vendita è fortemente aumentata soprattutto fra i lavoratori della terra, e dal 1968 fu possibile acquistare anche libri. La situazione sanitaria migliora moltissimo. Nuove abitazioni si costruiscono mantenendo sempre il carattere di città giardino, altre sono ampliate: un grande magazzino dell'Ortofrutticola, un mulino - sparito poco dopo - ed un panificio dei fratelli Quinto, sono completati nell'anno. L'Opera immette sulle sue terre 77 sfollati dall'Est (Pola), che dagli abitanti del luogo furono chiamati "I Polesani". In questi anni si conclude vittoriosamente una lotta trentennale condotta da una valorosa schiera di professionisti, artigiani ed operai parecchi dei quali furono resi invalidi ed altri vi lasciarono la vita. La vera gioia si prova vedendo sorgere nell'antica zona pantanosa una cittadina dalle belle ville fiorite, dal promettente sviluppo generale, circondata da centinaia di case coloniche con i loro campi ricoperti di piante da primizie e di olezzanti agrumeti. 

1950
Non essendosi riscontrati casi di NUOVI malati si sopprime al medico l'incarico della profilassi antimalarica. Altri 50 vani sono a disposizione dei villeggianti. I suoli edificatori dell'Opera da lire 2 al mq. nel 1944 raggiunsero le 45 e subito dopo le 60 lire; molti di questi, con l'andar del tempo, furono rivenduti ad un prezzo triplo ed anche maggiore. La direzione del 'Azienda Agraria tuttavia a nord del nastro ferrato aveva messo un limite alla cessione che non venne mai oltrepassato, per nessun motivo e per nessun richiedente; era una linea fittizia la quale partendo dal binario veniva a trovarsi a 20 m. ad Ovest dell'infermeria (ambulatorio) ove aveva termine la vegetazione arborea. La zona folta di pini di Aleppo, compresa fra la ferrovia ed il Viale Jonio era profonda circa 40 m. e lunga più d'un Km.; l'altro fra il viale, l'ambulatorio, la via delle Tufarelle e via Pitagora vasto circa otto ha.(?) costituiva una ridentissima pineta, riservata da SEMPRE quale futuro PARCO della cittadina. L’”Opera” aveva studiato un piano regolatore nel quale il futuro parco appariva diviso da una strada con direzione E-O e la porzione sita nelle vicinanze  dell'ambulatorio portava, al centro, lo schizzo di stabili che l'Ente - si vociferava negli uffici - riservava per i suoi bisogni; il resto si destinava a parco della borgata. Fortunatamente non si realizzò.

1951
In un sol giorno (1 febbraio 1951) il notaio Cav. dr. Domenico Mazzilli di Taranto stipulò più di venti atti di compra-vendita di suoli da coprire con abitazioni entro due anni e in breve tutta l'area più vicina alla spiaggia fu occupata.

 

tratto da "Marina di Ginosa" di Nicola Tamborrino

 

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