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VEDETTA, con la sua lanterna
indispensabile ai naviganti perché evitassero i banchi di sabbia
che si formano a qualche centinaio di metri dalla terraferma; ed
una casetta (abbattuta nel 1967) dei signori Schinaia, padroni di
barche, i quali venivano da lontano sull'arenile a ritirare i
prodotti della pesca per fornire i mercati di Ginosa ed altri
paesi del retroterra. Il primitivo isolato casello divenne con
l'andar del tempo stazione, ed ora, sul litorale ha intorno a sé
il solo centro abitato importante dell'Ovest della provincia,
attualmente ancora semplice borgata e non comune autonomo,
soprattutto perché non si raggiunge il numero degli abitanti
richiesto dalle leggi vigenti, dato che molti capifamiglia, gli
"assegnatari", non richiedono il cambio di residenza da Ginosa a
Marina o per ignoranza o per ignavia. Con i marinai della batteria
Toscano, del Centro Raccolta Notizie della Vedetta ed i
carabinieri, poca gente era rimasta sul posto: le famiglie dei
coloni si erano ritirate in paese; quelle degli impiegati in parte
si rifugiavano nei dintorni e le altre abbandonavano le abitazioni
al calar del sole nascondendosi nella pineta per timore degli
attacchi aerei notturni degli inglesi; ma profittando
dell'oscurità, clandestinamente, donne ed uomini venivano di
fuori, non sempre a scopi onesti, offrendo bidoni di color grigio
per poche lire, materiale militare per uno staio di grano e tale
situazione sembra si riscontrasse anche in località limitrofe;
anzi si vociferava di casse di sapone e di medicinali svaligiate e
di legname, il tutto sottratto da vagoni ferroviari. Mancava
assolutamente la mano d' opera tanto che non furono reperibili tre
operai per la lotta antimalarica (consistente nel cospargere Verde
di Parigi misto a polvere inerte -di strada- su stagni o lenti
corsi d'acqua).
1949
II sig. Vito LOPANE funzionario delle F.S. in pensione,
stabilitosi per qualche tempo in Ginosa Marina, aprì, per primo,
uno spaccio di giornali; decisosi, per ragioni di salute, a
fissare la sua residenza nel capoluogo del comune, cedette
l'azienda al sig. Aldo Bardazzi. La vendita è fortemente aumentata
soprattutto fra i lavoratori della terra, e dal 1968 fu possibile
acquistare anche libri. La situazione sanitaria migliora
moltissimo. Nuove abitazioni si costruiscono mantenendo sempre il
carattere di città giardino, altre sono ampliate: un grande
magazzino dell'Ortofrutticola, un mulino - sparito poco dopo - ed
un panificio dei fratelli Quinto, sono completati nell'anno.
L'Opera immette sulle sue terre 77 sfollati dall'Est (Pola), che
dagli abitanti del luogo furono chiamati "I Polesani". In questi
anni si conclude vittoriosamente una lotta trentennale condotta da
una valorosa schiera di professionisti, artigiani ed operai
parecchi dei quali furono resi invalidi ed altri vi lasciarono la
vita. La vera gioia si prova vedendo sorgere nell'antica zona
pantanosa una cittadina dalle belle ville fiorite, dal promettente
sviluppo generale, circondata da centinaia di case coloniche con i
loro campi ricoperti di piante da primizie e di olezzanti
agrumeti.
1950
Non essendosi riscontrati casi di NUOVI malati si sopprime al
medico l'incarico della profilassi antimalarica. Altri 50 vani
sono a disposizione dei villeggianti. I suoli edificatori
dell'Opera da lire 2 al mq. nel 1944 raggiunsero le 45 e subito
dopo le 60 lire; molti di questi, con l'andar del tempo, furono
rivenduti ad un prezzo triplo ed anche maggiore. La direzione del
'Azienda Agraria tuttavia a nord del nastro ferrato aveva messo un
limite alla cessione che non venne mai oltrepassato, per nessun
motivo e per nessun richiedente; era una linea fittizia la quale
partendo dal binario veniva a trovarsi a 20 m. ad Ovest
dell'infermeria (ambulatorio) ove aveva termine la vegetazione
arborea. La zona folta di pini di Aleppo, compresa fra la ferrovia
ed il Viale Jonio era profonda circa 40 m. e lunga più d'un Km.;
l'altro fra il viale, l'ambulatorio, la via delle Tufarelle e via
Pitagora vasto circa otto ha.(?) costituiva una ridentissima
pineta, riservata da SEMPRE quale futuro PARCO della cittadina.
L’”Opera” aveva studiato un piano regolatore nel quale il futuro
parco appariva diviso da una strada con direzione E-O e la
porzione sita nelle vicinanze dell'ambulatorio portava, al
centro, lo schizzo di stabili che l'Ente - si vociferava negli
uffici - riservava per i suoi bisogni; il resto si destinava a
parco della borgata. Fortunatamente non si realizzò.
1951
In un sol giorno (1 febbraio 1951) il notaio Cav. dr. Domenico
Mazzilli di Taranto stipulò più di venti atti di compra-vendita di
suoli da coprire con abitazioni entro due anni e in breve tutta
l'area più vicina alla spiaggia fu occupata. |