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ALBEROBELLO |
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Il nome "Alberobello", secondo una prima interpretazione fornita
dallo storico locale Notarnicola, deriverebbe dal latino "arbor
belli", cioè "albero della guerra" ad indicare un albero nei
pressi del quale avvenne un'azione bellica o un fatto d'armi.
L'albero, una quercia di enormi proporzioni e di insolita |

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bellezza, sorgeva, secondo lo storico, a 200 passi sotto
l'abitato (sotto il Rione Monti, l'attuale zona Monumentale), su
Via Dell'indipendenza, nel luogo detto del "Carruccio". Diversa,
invece, è l'interpretazione di Lippolis, più semplicemente il
termine "Alberobello" deriverebbe dal il primitivo "Alborelli",
modificato nel corso del tempo m "Albor b-elli" e, quindi, "Alberobello",
indicando la bellezza degli alberi della sua selva millenaria.
Appare estremamente fondata l'interpretazione basata su reali
storiografiche dello storico Liuzzi secondo il quale, il nome
vuole significare una "quercia maestosa" che giaceva lungo
l'attuale strada Alberobello-Mottola ed era, in passato, elemento
di confine tra il territorio di Mottola e quello di Noci. Nel 1481
re Ferrante d'Aragona investì Andrea Matteo d'Acquaviva (primo dei
dodici baroni della casa Acquaviva d'Aragona che governarono su
Alberobello) dei feudi della Contea di Conversano per
ricompensarlo dei danni subiti dalla sua casata nel corso della
guerra d'Otranto contro i Turchi. In realtà la data ed i motivi
per i quali la Selva dì Alberobello divenisse proprietà degli
Acquaviva d'Aragona non sono completamente certi. Secondo lo
storico nocese, Pietro Gioia, sul volgere del XV sec. i Conti di
Conversano cominciarono a condurre gente proveniente da Noci e da
altri feudi nella Selva per coltivarla con lo scopo di trasformare
i terreni boschivi in campi per la coltivazione di cereali e poter
ricavare la "decima". L'azione di popolamento doveva avvenire in
maniera silenziosa affinché, proprio per il fatto che Alberobello
ufficialmente non esisteva, i Conti di Conversano sviluppassero un
sistema di immunità e franchigie che favorì una vera e propria
fuga di famiglie dai centri vicini. Inevitabilmente, però, il peso
delle tasse gravò su quanti restrarono nelle loro sedi, ingerendo
disagio generale soprattutto con il Duca di Martina. Tale
situazione di conflittualità raggiunse il suo limite con
l'investitura, nel 1626, dì Giangirolamo II, detto il "Guercio di
Puglia" per un difetto degli occhi. Dipinto come un uomo crudele e
sanguinario era, in realtà, un abile politico ed un ottimo
soldato. Con lui il popolamento della Selva tocca i tetti più
alti. Realizzò una serie di strutture cha dovettero favorire lo
stanziamento di coloni continuando a garantire le solite immunità
e provocando ulteriori conflitti con duca di Martina Francesco I
che denunciò al viceré il Conte di Conversano. Il tribunale regio
inviò un commissario fiscale. Giangirolamo avvertito
dell'imminente ispezione, fece abbattere le "caselle" costruite a
secco nella selva, facendo venire meno l'oggetto della denuncia.
Anche in altre circostanze i Conti di Conversano ricorsero al
"diroccamento" dei "trulli" per sfuggire ad eventuali condanne ed
a questo fine imposero ai selvesi l'obbligo di non modificare la
tecnica costruttiva delle "caselle" per la facilità con cui queste
potevano essere abbattute. Alla sua morte, avvenuta nel 1665,
Alberobello doveva allargare i propri confini visto l'aumento
della popolazione. I successori del Guercio annullarono le
concessioni e i privilegi dati ai coloni, provocando la reazione
generale della popolazione, costretta a subire numerose angherie.
Estreme erano le difficoltà in cui dovevano vivere gli abitanti
della Selva che, proprio in virtù della sua invisibilità civile,
non doveva godere di alcuna protezione dai poteri feudali. Durante
il soggiorno a Taranto re FerdinandoIV nell'Aprile del 1797, sulla
base di numerose sollecitazioni, incaricò Nicola Vivenzio di
esaminare la situazione di Alberobello. L'ispezione fu favorevole
e il 23 maggio del 1797 Alberobello venne eretta "città regia" e
passava a godere di tutte le prerogative derivanti dalla sua nuova
collocazione. Il 22 giugno del 1797 primo sindaco di Alberobello
divenne Francesco Lippolis. Nello stesso periodo Francesco D'Amore
decise di costruire la sua casa in cotto e non più a secco per
sottolineare l'avvenuta libertà. |
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STORIA E
CARATTERISTICHE DEI TRULLI |
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Recenti
scoperte archeologiche dimostrano che il territorio di
Alberobello sia stato abitato fin dal Neolitico ed il trullo
sarebbe giunto in Puglia intorno al XIII sec. a.C. grazie ad
una immigrazione
di
Cretesi o Micenei o, al limite, per una successiva ondata
migratoria greca.
La costruzione a "tholos" |
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(parola
probabilmente di origine greca che significa cupola) sarebbe
una derivazione in muratura della primitiva capanna. Alcuni
storici locali sono convinti che il trullo nasca intorno al
XVI sec. per volere della famiglia Acquaviva d'Aragona per la
facilità con cui queste costruzioni potevano essere abbattute,
magari in occasione di ispezioni regie. L'intera struttura del
trullo è edificata con pietra calcarea locale. Nelle
costruzioni primitive la spessa muratura portante era formata
da pietre non squadrate, poste in maniera non regolare senza
legante. Al contrario, nelle recenti, le pietre usate sono
squadrate regolati e ben disposte. Sulla muratura è
posizionata la copertura a "trullo" formata da concentrici
anelli dì pietra collocati in leggero aggetto verso l'interno.
Su ciascuno di esso poggia quello sovrastante, di diametro
minore. La muratura di sostegno ed il cono sono imbiancati con
latte di calce. L'unica parte che resta esposta alle
intemperie ed a causa di queste assume un colore grigio è la
copertura esterna costituita da lastre calcaree, dette
chiancarelle, disposte senza l'uso di legante in filari
sovrapposti con pendenza verso l'esterno, per agevolare lo
scorrimento dell'acqua piovana, canalizzata verso una cisterna
sotterranea. Il vertice del trullo possiede un pinnacolo che
blocca gli ultimi filari. Ogni dimora è dotata di unico
accesso alla strada. Spesso panchine in pietra vengono poste
sullo spazio adiacente l'ingresso. Altro elemento
caratterizzante l'architettura-tipo del trullo sono i
comignoli dalle svariate forme. La più arcaica è a forma di
parallelepipedo quadrato sormontato da una larga e sottile
lastra di pietra. Era l'abitante del trullo a modificare l’uso
degli spazi interni in base alle proprie esigenze. La
struttura del trullo è, infatti, modulare. Consente di
annettere nuovi locali al nucleo iniziale. Le stalle, i
depositi, gli ovili erano, generalmente, separati dal nucleo
abitativo pavimentato con basole di pietra calcarea ed avente
porta d'ingresso. La costruzione di un soppalco di legno
permetteva di sfruttare il volume della copertura conica come
deposito per gli attrezzi agricoli e derrate alimentari o, in
altre occasioni, come camera da letto per i bambini.
Nell'ambiente sottostante erano due ambienti distinti: le
alcove e i focarili. Le prime, sono grandi nicchie destinate
al riposo dotate di arco e volta a botte senza porta
d'ingresso , o finestra; le seconde, sono una sorta di
stanza-camino utilizzate per la cottura dei cibi e per la
produzione di calore. Da quest' ultime, ormai rare, si
accedeva, tramite una piccola porta, all'orto. Il pinnacolo,
elemento cuspidato, è composto, nella maggior parte dei casi,
da quattro elementi. La prima parte è costituita dagli ultimi
filari sigillati con malta ed imbiancati con calce; la
seconda, in pietra, è detta cannarile e ha forma
cilindrica o a tronco di cono; la terza, sempre in pietra, e
detta carrozzala o scodella; la quarta, la
coda, spesso costituita da una sfera di pietra, può
assumere svariate forme. I pinnacoli possono essere decorati
secondo il gusto del proprietario dell'abitazione o riportare
una specie di marchio corrispondente al trullaro
(costruttore). Secondo alcuni studiosi, l'uso della
decorazione si ricollega ad una primitiva simbologia magica
anche se la maggior parte dei segni che caratterizzano i tetti
dei trulli hanno natura religiosa. Secondo una classificazione
del 1940 si possono dividere in primitivi, magici, pagani,
cristiani, ornamentali e grotteschi. Ai primitivi appartengono
quei simboli non facilmente riconducibili ad alcun modello
reale. Sono spesso intrecci di curve e linee, di circoli e
triangoli, di punti isolati e linee terminali, prevalentemente
di numero di tre, cinque e sette. I segni magici sono da
ricollegare a segni astrologici, zodiacali e planetari. I
pagani sono da ricollegare all'antico culto degli animali
professato dai Romani. Le raffigurazioni cristiane sono quelle
più comuni, numerose e varie e si riferiscono alle
manifestazioni e ricorrenze della Chiesa Cattolica. I simboli
grotteschi ed ornamentali sono frutto della fantasia del
proprietario del trullo. Accanto alle iniziali del nome e
cognome del proprietario e, spesso, raffigurato lo strumento
del suo mestiere. Non mancano fiori, cuori intrecciati o
stelle. |
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